Le 320 delegazioni e legazioni dell’Accademia Italiana della Cucina presenti in numerosi Paesi hanno partecipato a una grande celebrazione collettiva per festeggiare il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, organizzando una cena ecumenica speciale dal forte valore simbolico e culturale.
La delegazione di Cremona, guidata da Vittoriano Zanolli, ha condiviso questo importante momento con il noto critico enogastronomico Edoardo Raspelli presso il Ristorante del Golf. Insieme a loro ha preso parte anche la docente di storia Carla Bertinelli Spotti, studiosa esperta delle tradizioni culinarie cremonesi e autrice di diversi libri e saggi dedicati a questo ambito specifico.
L’UNESCO, organizzazione internazionale con sede a Parigi, ha promosso la salvaguardia del patrimonio culturale non solo materiale ma anche immateriale, includendo tradizioni, pratiche sociali, riti e competenze artigianali tramandate nel tempo da generazione a generazione.
Nel settore gastronomico, l’Italia ha già ottenuto importanti riconoscimenti come la Dieta Mediterranea, l’Arte del Pizzaiolo napoletano e la Cerca e cavatura del tartufo, risultati che hanno consolidato il valore della cultura culinaria italiana nel mondo.
Nel dicembre 2025, l’Italia ha raggiunto un risultato straordinario ottenendo, unica al mondo, il riconoscimento per l’intera cucina nazionale, rafforzando così la propria identità culturale. La cucina italiana ha rappresentato molto più di un insieme di ricette: ha incarnato tradizione, cultura, lavoro e ricchezza sociale diffusa.
L’UNESCO ha riconosciuto la cucina italiana come un autentico stile di vita, fondato sulla condivisione, sul rispetto degli ingredienti e sulle competenze tramandate nel tempo tra diverse generazioni.
“La cucina italiana quale insieme di saperi non solo culinari, ma anche conviviali e sociali che sono trasmessi di generazione in generazione su tutto il territorio nazionale”.
“La cucina italiana si sviluppa sia a livello domestico […] sia in modalità più strutturata, grazie a figure come cuochi e gastronomi”.
La richiesta, avviata nel 2023, ha preso forma grazie al lavoro congiunto dell’Accademia Italiana della Cucina, della Fondazione Casa Artusi e della rivista La Cucina Italiana.
Tra i principali protagonisti hanno contribuito Paolo Petroni, Laila Tentoni e Maddalena Fossati Dondero, che ha ideato per prima l’iniziativa.
Il progetto ha coinvolto anche il professor Massimo Montanari e Pier Luigi Petrillo, esperto nella documentazione UNESCO. Gianmarco Mazzi ha coordinato le attività insieme al ministero dei Beni Culturali, mentre Liborio Stellino e Annamaria Nastri hanno fornito un contributo significativo e determinante.
Il riconoscimento ha valorizzato soprattutto la cucina della tradizione familiare, distinguendola chiaramente da interpretazioni legate al cosiddetto “fine dining”.
Alcuni messaggi promozionali e loghi hanno cercato di attribuire in modo improprio un marchio di qualità a ristoranti o associazioni, generando confusione e fraintendimenti. Questi comportamenti hanno rischiato di alterare il significato reale e profondo del riconoscimento ottenuto.
Il riconoscimento ha confermato la validità del lavoro svolto dall’Accademia Italiana della Cucina fin dalla sua fondazione nel 1953, rafforzando il legame tra cultura gastronomica e vita sociale italiana.
Questo traguardo ha rappresentato uno stimolo concreto a fare sempre di più e sempre meglio, puntando sulla valorizzazione della tradizione, sull’autenticità e sulla diffusione del patrimonio culinario italiano nel mondo.
A cura di Nora Taylor
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